Lenticchie, le protagoniste del “cenone”

Il 2016, anno internazionale dei legumi, ha segnato il ritorno sulle tavole delle lenticchie. Il 61% sono in scatola, lessate e pronte per l’uso.

31.12.2016

Le lenticchie che questa sera finiranno sulle nostre tavole, assieme al cotechino o allo zampone, nelle zuppe o come contorno, sono per il 61% in scatola, lessate e pronte per l’uso, come gli altri legumi che consumiamo nell’alimentazione quotidiana (Ismea). Il 2016, anno internazionale dei legumi, ha segnato la riscoperta di questi preziosi prodotti della terra, economici e genuini, protagonisti di tanti piatti della tradizione e della Dieta Mediterranea.

Con poche calorie e tante fibre, sono considerate “la carne dei poveri” per il loro elevato valore nutrizionale. Si producono in tutto il mondo ma le più pregiate sono le piccole nostrane e tra queste molto apprezzate è la varietà di Castelluccio di Norcia (tante ricette gustose sul sito della Cooperativa). Lessate le produce D’Amico con il marchio Montello. Ma le lenticchie, grandi o piccole, in barattolo di vetro, in brik o in latta, sono immancabili nell’offerta dei più noti brand dell’industria conserviera italiana: da Cirio a Valfrutta a Bonduelle, alle marche dei distributori (Coop, Conad, Decò, Esselunga, etc…) fino alle tante aziende regionali come le campane La Doria, Annalisa, Pomilia, La Fiammante oppure la emiliana Jolly Colombani, la pugliese Granoro, la piemontese Mariangela Prunotto, che distribuisce la qualità rossa in vetro. Poi ci sono innumerevoli aziende locali, che le producono per lo più secche, che hanno avuto un ruolo nel rilancio dei consumi. Sono tante quante le varietà regionali tra cui non si possono non citare quelle di Ustica, Presidio Slow Food, o quelle nere di Leonforte (EN) chiamate Beluga perché ricordano l’omonimo caviale. Le rosse, che in cottura tendono a sfaldarsi, adatte per zuppe e vellutate. E poi quelle di Ventotene, la piccola isola dell’arcipelago delle Pontine; di Colfiorito; di Santo Stefano di Sessanio.

Non ne coltiviamo e ne mangiamo più come un tempo. Negli ultimi 50 anni, infatti, il consumo si è dimezzato siamo passando da 13 chili del 1961 ai 6 del 2015. Ma dallo scorso anno, complice la crisi e la riscoperta delle tradizioni alimentari, i legumi, tra cui le lenticchie, registrano una crescita nei consumi (+1,4% Ismea). Che toccano il 31 dicembre il picco massimo dell'anno (CIA).

Secondo una millenaria credenza popolare, infatti, consumarle e scambiarsele la sera di San Silvestro, è benaugurante. Fin dai tempi più antichi, infatti, si era soliti scambiarsi come dono un portamonete pieno di lenticchie con l’auspicio che queste si tramutassero in soldi. E’ simbolo di augurio donarsi paioli, cornucopie o piccoli contenitori di coccio sempre ripieni di lenticchie con una piccola moneta.
 
 

 

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