Il San Daniele finisce in scatola, di latta

Proposto dal prosciuttificio artigianale La Glacere conserva intatto gusto e fragranza e consente di avere dell'ottimo prosciutto crudo sempre in dispensa

17.11.2016

E’ un po’ caro ma è una vera eccellenza il primo ed unico prosciutto crudo affettato in confezione di latta. Non uno qualunque, un San Daniele! Una trovata geniale dello storico prosciuttificio La Glacere di San Daniele del Friuli, pensato per consentire di gustare una buona fetta del pregiatissimo prosciutto anche a migliaia di kilometri di distanza. O per avere dell’ottimo prosciutto sempre in dispensa, per uno spuntino genuino, una colazione frugale ma gustosa o un happy hour casalingo.
 
E così, anche il Prosciutto crudo finisce in scatola. Una bella scatola di questo prodotto, di latta, in cui il design è parte integrante dell’esperienza di consumo. E la proposta, inoltre, non viene da una grande industria alimentare, che farebbe pensare ad una classica operazione commerciale, bensì da uno dei templi dell’eccellenza e della qualità. Il prosciuttificio "La Glacere", infatti, si trova nel Borgo Sopracastello, nel cuore di San Daniele del Friuli, dove un tempo vi era la ghiacciaia cittadina, detta "glacere", il luogo dove veniva conservato il ghiaccio proveniente dal vicino lago. È in questa parte del territorio, sul versante del colle di San Daniele, che la frizzante brezza delle Alpi Carniche entra direttamente nei saloni di stagionatura e si mescola a quella marina proveniente dall' Adriatico. Una condizione climatica particolare che rende unico il processo di stagionatura delle cosce di maiale.
 
La confezione da 150 gr costa 17 €, un prezzo in linea con altri ricercati salumi del territorio o il famoso Jamon serrano spagnolo. In latta, sottovuoto, il prosciutto crudo non solo conserva le sue proprietà ma ha una shelf life di 12 mesi, ben oltre i 30 o 60 giorni previsti per gli affettati in vaschetta che si trovano nel banco frigo della Grande Distribuzione o delle gastronomie. Un limite, peraltro cancellato dal recente Decreto del Ministero delle Attività Produttive del 26 maggio 2016 che oggi varia in base alle condizioni di lavorazione e produzione. 
 

 

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