E' boom per le conserve di pomodoro italiane

Tra i cibi in scatola più diffusi al mondo, il pomodoro, passata, pelato, polpa o concentrato, è tra gli ingredienti più utilizzati in cucina. Immancabile in dispensa, in pochi minuti consente di preparare un’ottima pasta al sugo, una zuppa o una pizza.

04.12.2015

Il consumo di pomodoro è in crescita. Nel 2015 la produzione e il consumo delle conserve di pomodoro è aumentata del 10%, passando dai 4,9 milioni di tonnellate del 2014 ai 5,4 milioni di tonnellate di pomodoro trasformato. I dati sono stati noti dall'Anicav, la maggiore associazione di rappresentanza delle industrie conserviere con 110 aziende associate in 12 Regioni sulla raccolta 2015-2016.
 
L'Italia è il terzo trasformatore mondiale di pomodoro dopo gli USA e la Cina - che con 5,6 milioni di tonnellate nel 2015 ha ridotto le quantità trasformate dopo la parentesi positiva del 2014 - e rappresenta il 13% della produzione mondiale (circa 41,3 milioni di tonnellate) e il 48% del trasformato UE, con un fatturato totale di oltre 3 miliardi di Euro.
Su un totale di circa 73.000 ettari messi a coltura, principalmente nelle province di Foggia, Caserta e Potenza, al Centro Sud, e nelle province di Piacenza, Ferrara e Parma, al Nord, poco più della metà del pomodoro, 2,72 milioni di tonnellate, è stata trasformata nel bacino del Centro Sud e il restante 2,68 milioni di tonnellate nel Distretto del Nord Italia.
 
Le sole aziende associate all'Anicav hanno lavorato circa il 50% di tutto il pomodoro trasformato in Italia, rappresentando oltre i 2/3 della produzione delle industrie private di trasformazione italiane. "Il nostro settore, nonostante la stagnazione dei consumi interni, registrata anche nel I semestre 2015, è forte del trend positivo dell'export -dichiara Antonio Ferraioli, presidente di Anicav - a conferma che il pomodoro è uno dei prodotti agroalimentari più amati in Italia e nel mondo, avvalorando il suo ruolo di protagonista sulle tavole degli italiani e di ambasciatore dell'agroalimentare e della nostra migliore tradizione gastronomica oltre i confini nazionali".
 
Con un valore di circa 800 milioni di euro, nel primo semestre 2015, anche l'export dei derivati del pomodoro continua a crescere, facendo registrare il segno positivo sia in valore che in volume per tutti i derivati, con un aumento complessivo del 5,8% in volume e 8,7% in valore, rispetto ai primi sei mesi dell'anno precedente. Lo rilevano i dati Istat sull'export del I semestre 2015, secondo cui il pelato, intero e non intero, rappresenta il 48,3% di tutto l'export dei derivati del pomodoro, confermandosi il prodotto più amato all'estero. Oltre confine, aumenta anche la passione per i pomodori non pelati, interi e non interi, che rappresentano il 16,7% dell'export complessivo (+17% in volume e +13,2% in valore rispetto al 2014) e per la passata (16,5%), per cui si registra un aumento del 9,4% in volume e del 15% in valore.
 
Tra i principali Paesi di destinazione, la Germania si conferma in testa alle esportazioni con una quota del 19%; seguono Regno Unito (15%), Francia (7,7%) e Stati Uniti (6%). Il Giappone conquista il quinto posto, con una quota del 5,8%. Un aumento delle vendite all'estero si rileva anche per ortaggi e legumi conservati: nel primo semestre 2015 si rileva un incremento in volume del 7,69%, rispetto al primo semestre 2014, per un totale di 249.270 tonnellate e un aumento in valore del 7,73% per un totale, al I semestre, di 274,17 milioni di euro.

 

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