Cirio, le conserve che hanno conquistato il mondo

In un libro Peter Signorini, nipote del co-fondatore dell’azienda, ripercorre la storia della famiglia che ha costruito la prima vera industria alimentare italiana

17.12.2016

Se oggi il pomodoro è il prodotto più diffuso nelle cucine del mondo lo dobbiamo a Francesco Cirio, che inventò le conserve moderne, ma soprattutto a Pietro e a Paolo Signorini, soci della prima ora, che sono stati i veri artefici dello sviluppo di una delle più grandi imprese italiane di sempre, la Cirio, appunto, e dell’affermazione del Made in Italy. Se i prodotti Cirio, ancora oggi che l’azienda è passata al Gruppo Conserve Italia, sono sinonimo di tradizione e qualità lo si deve al lavoro fatto per tutto il 1900 dalla famiglia Signorini. Un libro curato dal nipote di Pietro, Peter Signorini e a cura di Alberto Signorini, edito da Mondadori, “Come natura crea. Cirio una storia italiana”, in uscita il 17 gennaio, ne ricostruisce e ripercorre la storia in occasione del centenario della morte, avvenuta prematuramente, nel 1916 a soli 45. A Pietro successe il fratello Paolo che portò la Cirio al massimo sviluppo facendola diventare la prima e più importante industria conserviera italiana e internazionale.
Conosciuta principalmente per il pomodoro pelato, ed in particolare il San Marzano, che ha reso famoso in tutto il mondo, crescendo l’azienda ha diversificato la produzione aggiungendo alle conserve, con cui aveva cominciato, prima le confetture e la frutta allo sciroppo, poi i succhi di frutta, il caffè, la pasta e anche il latte, con il marchio Berna.
Negli anni ’30 fu la prima, ad esempio, a produrre il ketchup in Italia, che fu chiamato, in seguito ad un concorso indetto per trovare un nome, Salsa Rubra. Alla fine degli anni ’60 la Cirio era un brand globale che è stato anche il primo ad essere contraffatto, a diventare la prima vittima di quello che oggi chiamiamo italian sounding.
 
 
La storia
L’impresa prese il via quando nel 1856 Francesco sperimentò la conservazione degli alimenti attraverso la tecnica dell’appertizazione (link) in comode lattine o barattoli di vetro. Ma la prima fase di sviluppo arrivò qualche anno più tardi, a metà degli anni ’70 dell’ottocento, quando Cirio viene presentato da amici comuni a Giuseppe Signorini, che a Castelpusterlengo ha un’azienda specializzata nella produzione e vendita di salumi e formaggi. Il legame tra le due famiglie si consolida attraverso Pietro Signorini, nipote di Giuseppe, a Londra, allora considerata la vera capitale economica dell’Europa, dove, recatosi per studiare, frequenta Francesco Cirio ed in particolare Alberto Narizzano, che segue gli affari dell’azienda all’estero. E’ Pietro, che all’inizio del nuovo secolo prenderà in mano le redini dell’azienda intuendone le potenzialità e progettandone lo sviluppo.
La prima produzione di pelati avviene nella stagione del 1883” – scrive nel libro Peter Signorini – “e ha un aspetto e dei processi ancora piuttosto artigianali. Si utilizza una caldaia cilindrica svizzera, le scatole di latta vengono prodotte dai lattonieri locali. I formati utilizzati in questo periodo, destinati ai clienti inglesi, sono due: la scatola da un chilo e mezzo e quella da tre chili e mezzo. I pomodori vengono scottati, poi spelati a mano e inseriti sempre manualmente all’interno di scatole, in questo periodo senza aggiunta di liquido di governo". Entrato in azienda nel 1889, assieme ad altri nuovi soci, Pietro Signorini diventa in poco tempo la persona di fiducia Francesco Cirio a cui subentra dopo la morte. Anche Pietro morirà prematuramente, ma in quel poco tempo alla guida dell’azienda riesce a darle quella impronta che ne decreterà il successo.
Nel 1900 nasce la «Cirio società generale conserve alimentari» e gli stabilimenti fiore all'occhiello sono a Vigliena, quartiere San Giovanni a Teduccio di Napoli, dove fu fissata la sede nazionale dell'azienda fino agli anni '80 del secolo scorso, e Pontecagnano in provincia di Salerno
 
 
Il libro
Il volume nato con la supervisione di quel geniaccio di Enzo D’Elia, è stato presentato in anteprima a Napoli nell’Aula Magna del Dipartimento di Ingegneria dell’Università Federico II, realizzato nello storico Stabilimento Cirio di San Giovanni a  Teduccio, che oggi ospita anche la Apple Academy.
Alberto Signorini, dopo due anni di ricerche, raccolta di testimonianze, analisi e studio di documenti ha ricostruito le vicende non solo della famiglia Signorini e della Cirio, ma di un pezzo importante della storia italiana raccontata con gli occhi di chi ha contribuito a costruirla.
Il libro spazia dalle origini dell’azienda al suo sviluppo, dall’innovazione di prodotto e di processo che l’ha sempre caratterizzata all’internazionalizzazione, attraverso le storie e con gli occhi della famiglia signorini. Una lettura nuova, originale, piacevole da un punto di vista letterario, quasi un romanzo.
 
 “Io ero un adolescente quando la Cirio è stata venduta”, continua Peter Signorini, “e quando lasciai l’Italia avevo una sensazione di impotenza, allora la situazione era peggiore, ora intravedo qualcosa, un segnale positivo. Ho letto documenti per due anni, documenti aziendali, di famiglia, storici. Mi ha colpito l’immensità delle cose fatte in un periodo comunque non facile. Ma questo continuo informarsi, innovare e realizzare è stato possibile grazie alla precisione dei Consigli di Amministrazione, un motore eccezionale”.

Nelle foto sotto, da sinistra in senso orario: l'evento di presentazione, nella ex fabbrica Cirio; la copertina del libro; Alberto Signorini e Pietro Signorini

 
 

 

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